Roberto Israeliano

7 AGO 20
Immagine di Roberto Israeliano
Il profluvio di insulti e auguri di ogni male riversatosi su Roberto Saviano dalle insalubri paludi della sinistra cenozoica a seguito del suo sostegno alla recente manifestazione per Israele mi ha suggerito una metafora sportiva che si incastra alla perfezione con i fatti (i serbi) di Marassi. Chi simpatizza per Israele generalmente lo fa esprimendo vicinanza ad esso senza mai citare un particolare astio verso i palestinesi, definendo in tal modo un'opinione positiva che pone sopra tutto le ragioni di vita di quello stato (forse perché ne trova in abbondanza) e non un'avversione a chi lo combatte. Al contrario, chi sostiene le istanze palestinesi generalmente caratterizza la propria posizione in primissimo luogo dando spazio ai motivi contro Israele, invece di sostanziarla di convincenti argomenti a favore delle suddette istanze (forse perché scarseggiano). A pensarci, è la stessa differenza che corre tra un tifoso che va allo stadio per sostenere con passione la propria squadra e un altro che in curva ci va principalmente per urlare slogan contro l'avversario, godendo più della sofferenza di quest'ultimo che della gioia di un gol segnato dal proprio undici.